A 21 anni sono partita per Urbino.
Era il 1996 e avevo superato l’esame d’ammissione all’Isia, la prestigiosa scuola di grafica, ottava su 25 ammessi e 150 candidati.
Il mio sogno? Diventare un’illustratrice di libri per bambini.
Ma i sogni all’Isia diventano caleidoscopi: mutano forma scuotendoli appena.
La sperimentazione di tecniche diverse, dalla serigrafia alla tipografia a caratteri mobili, dal magnifico antro di fotografia con le camere oscure e le sale di posa fino al laboratorio di informatica, dove ho messo le mani su un computer per la prima volta, ha cambiato il mio modo di vedere l’arte e la vita.
La nebbia ti prendeva alla gola, certi giorni, e la mancanza del mare era per me una ferita aperta. Bastava però fare pochi chilometri per ritrovarsi a Riccione. E, a primavera, alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. La prima volta che vi misi piede, col mio fascio di disegni sotto il braccio, mi sentii infinitamente insignificante e motivata da morire.
La scrittura, in quegli anni, ha vissuto in me come un sottofondo.
Le storie ho preferito viverle, insieme alle persone che hanno reso il mio viaggio perfetto e che spesso mi hanno indicato la rotta.