Ci sono scrittori che riescono a immaginare il mondo stando seduti nella propria stanza.
Altri invece hanno un costante bisogno di sentirselo addosso e di essere sempre in viaggio, in qualche modo.

Appartengo per nascita alla seconda categoria, e ho iniziato presto a cercare situazioni che mi permettessero di vestire panni diversi e di vedere il mondo da prospettive nuove.
Ho interpretato diversi ruoli, cercando di guadagnare qualche soldo mentre mi trasformavo in un graphic designer e prima che la scrittura diventasse un mestiere a tempo pieno (il più bello di tutti):

da quando avevo 15 anni ho lavorato per i bambini di tutte le età. Ho fatto il clown, Babbo Natale, la Befana, il pirata nei campi scuola estivi, alle feste, nel reparto pediatrico, nei centri commerciali. Ho organizzato un milione di cacce al tesoro, il mio gioco preferito.

ho cambiato il primo pannolino nella nursery della BBC, a Londra.

per un’estate sono stata fotografa ufficiale di un lido balneare e ritraevo solo bambini.

ho odiato fare la cameriera nel ristorante di lusso. Mi sono invece divertita a lavorare in un pub frequentato da americani.

da commessa, ho conosciuto persone di tutti i colori al Top Shop di Oxford Circus, a Londra. Soprattutto ho incontrato Patricia e Nozomi, due delle mie migliori amiche.

ho gestito un chiosco di bibite energetiche durante il “Purple in the Park”, un festival disco-gay londinese, e ho capito che la diversità è l’unica cosa che rende la vita davvero interessante.

a Camden Market io e Patricia abbiamo venduto gonne e t-shirt fatte da noi. A dire il vero, non ne abbiamo venduta nemmeno una! Ma ho capito le leggi del marketing grazie al mio vicino di bancarella.

ho lavorato in discoteca, una volta al guardaroba in mezzo a un mare di cappotti, altre volte sulla pista estiva con vista sul mare vero, dove l’alba era più bella.

per due anni, mi sono fatta chiamare “professoressa” dagli alunni di un Istituto Professionale che non scorderò mai.